La sagra del catastrofismo.

Evviva l’America.

Negli Stati Uniti è cosa comune trovarsi a seguire ore ed ore di dirette tv solo a riguardo di catastrofi ambientali soprattutto meteorologiche. Collegamenti in diretta dal centro del tornado, live dall’origine dell’uragano e così via. E ne hanno ben donde! Nel loro emisfero la natura non scherza e quando ci si mette è veramente dura.

Di qua è un pò diverso. Un pò TANTO diverso! Qui da noi non ci sono uragani e tornadi. Forti pioggie e tanto vento si, ma sicuramente non come “di là”! Le peggiori catastrofi che ricordiamo e che purtroppo rivivremo sono in maggior parte causate dalla scarsa intelligenza umana su come e dove costruire (oltre che agli interessi,ovvio!). Da noi il tempo è relativamente clemente, e perciò ci mettiamo del nostro per renderlo peggiore di quello che effettivamente è. E questo è quanto. Purtroppo da noi i media si sentono inferiori ai loro colleghi d’oltreoceano e siccome la tendenza è sempre e solo quella di copiare i contenuti “Americani”, ecco qua che ci si sente inferiori ai grandi network mondiali, ecco qua che anche una perturbazione un pò più “incarognita” di altre viene promossa come un mezzo giudizio universale; per seminare il panico, per destare allarmismo. La sagra del catastrofismo.

Per carità, è giustissimo che la Protezione Civile dia le allerte, ma è il comportamento dei nostri media che poi mette le ciliegine sulla torta, i ricami assurdi e le stronzate varie. Dove vivo io quest’ultima perturbazione, di cui fortunatamente non ricordo il nome, (e qui un’altra clamorosa copiatura: in America si usa dare i nomi in ordine alfabetico per “contare” i fenomeni atmosferici, e come suddetto a buona ragione.) non ha combinato nulla, ma io vivo nel versante adriatico e si sapeva, mentre a Roma ed in generale dalla parte tirrenica mi sembra che ci sia stata una catastrofe, no?! No…no? Ah, tutto sommato mi dicono che sia passata via come tante altre forti perturbazioni che ci si ricorda da quando eravamo piccoli. Tanti disagi, ma alla fine meno danni di altre volte e di altri “uragani” non annunciati.

Chissà, mi viene da pensare che buona parte dei Network “de noantri” fosse lì, in zone chiave di Roma e di altre città tirreniche ad aspettare la catastrofe, dannandosi che poi, alla fine, non fosse altro che tanta acqua e che la Città eterna avesse retto bene l’urto.  Ore ed ore di frasi fatte pronte all’uso non più pronunciabili, impossibile fare le dirette stile Cnn e così via.

Avvoltoi.

 

W Rebeldia